DSCR

Il DSCR prospettico richiede una cosa che molte PMI non hanno: un budget di tesoreria attendibile, cioè la mappa di incassi e pagamenti attesi nei prossimi mesi.

Il bilancio racconta il passato. Ma quando chiedi un finanziamento, la banca si fa una domanda che guarda avanti: questa azienda, l'anno prossimo, le rate le paga? La risposta sta in un numero che quasi nessun imprenditore conosce e che invece decide affidamenti, tassi e — dal Codice della crisi in poi — anche le responsabilità di chi amministra. Si chiama DSCR.

Cos'è, in una riga

DSCR sta per Debt Service Coverage Ratio: la cassa che la gestione genera in un anno, divisa per le rate dei debiti (capitale più interessi) che in quell'anno devi pagare.

Un esempio con numeri tondi. La tua azienda fa 100.000 euro di EBITDA e ne paga 27.500 di imposte: restano 72.500 euro di cassa. Se le rate annue dei finanziamenti fanno 69.000 euro, il DSCR è poco sopra 1: le rate si pagano, ma senza rete.

La lettura è immediata: sotto 1 la cassa non basta e le rate si pagano erodendo liquidità o facendo nuovo debito; tra 1 e 1,2 le rate si pagano ma senza margine di sicurezza; sopra 1,2 il debito è sostenibile e la banca respira. Le soglie precise variano da istituto a istituto (in genere tra 1,1 e 1,3), ma la sostanza è questa.

Prova con i tuoi numeri

Imposta EBITDA, imposte, debito residuo, tasso e durata: il simulatore calcola la rata che ne deriva e ti dice tre cose che a occhio non si vedono — quanto può calare il tuo margine prima che le rate non si paghino più, come cambia il DSCR se lo stesso debito lo spalmi su più anni, e quanto debito puoi ancora permetterti.

Guarda in particolare la riga delle durate: 300.000 euro di debito al 5% sono insostenibili su 3 anni e comodi su 10. Il riscadenzamento non riduce il debito di un euro, eppure può fare la differenza tra allerta e zona verde. È la leva più sottovalutata che ci sia.

I due DSCR: quello della banca e quello del Codice della crisi

Qui serve una distinzione che in pochi fanno. Il DSCR che usa la banca per il merito creditizio è spesso una versione semplificata, calcolata sui numeri dell'ultimo bilancio: guarda indietro. Quello previsto dal Codice della crisi è un'altra cosa: è prospettico, si calcola sui flussi di cassa attesi nei prossimi sei-dodici mesi, e richiede un budget di tesoreria fatto sul serio.

La differenza non è accademica. Un'azienda può esibire un DSCR rassicurante sull'anno chiuso e trovarsi in piena zona di allerta su quello che viene: un cliente importante perso, i tassi saliti, una commessa rinviata. Il Codice (art. 2086 del codice civile e art. 3 del D.Lgs. 14/2019) chiede agli amministratori esattamente questo: dotarsi di strumenti — gli "adeguati assetti" — capaci di accorgersi dello squilibrio prima che diventi insolvenza, non dopo.

E un DSCR prospettico sotto 1 è, tra quei segnali, il più eloquente: la cassa attesa non copre i debiti in scadenza.

Prima ancora del DSCR: un'occhiata al patrimonio netto

Il DSCR non è la prima sentinella, è la seconda. La prima è il patrimonio netto: se le perdite lo portano sotto il minimo legale o addirittura in negativo, scatta una causa di scioglimento della società e la continuità aziendale è già compromessa. È un controllo da tenere vivo durante l'anno, non da scoprire al bilancio successivo.

Ma attenzione all'inganno opposto: un patrimonio netto positivo non certifica nulla sulla salute finanziaria. Si può essere patrimonializzati e senza cassa. È proprio lì che il DSCR serve: misura quello che il patrimonio non vede.

Come si migliora un DSCR (le tre leve)

Il rapporto ha un numeratore e un denominatore, e il simulatore qui sopra te le fa toccare tutte e tre.

  • Sul numeratore, la leva più rapida è il capitale circolante: incassare prima dai clienti e rinegoziare i termini coi fornitori libera cassa senza vendere un euro in più. Poi, naturalmente, margini e costi.
  • Sul denominatore, la leva è la durata: trasformare esposizioni a breve in finanziamenti a medio-lungo termine spalma il capitale su più anni e abbassa le rate. Stesso debito, DSCR migliore — l'hai visto nella tabella delle durate.
  • La terza leva è la quantità di debito: il simulatore ti dice qual è il debito massimo sostenibile con la tua cassa. Conoscere quel numero prima di chiedere un finanziamento cambia la trattativa.

Le banche, peraltro, non guardano solo il DSCR: un altro indicatore che pesa è il rapporto tra posizione finanziaria netta ed EBITDA, cioè quanti anni di margine servirebbero per ripagare tutto il debito. Quando supera quota 4-5, l'attenzione del credito si alza sensibilmente.

Perché conviene, al di là dell'obbligo

Monitorare il DSCR non è un adempimento burocratico, ed è riduttivo viverlo come tale. Chi lo tiene d'occhio si accorge dei problemi con mesi di anticipo, quando le soluzioni — riscadenzare, rinegoziare, intervenire sul circolante — sono ancora tutte sul tavolo. Chi lo scopre in banca, davanti a un fido revocato, di solito non ne ha più nessuna.

C'è anche un risvolto per chi amministra: in caso di dissesto, ciò che pesa è aver istituito per tempo assetti adeguati e aver agito appena i segnali sono emersi. Nessun indice, da solo, mette al riparo; un monitoraggio serio e documentato, sì.

E c'è un risvolto commerciale: presentarsi in banca con un budget di tesoreria e un DSCR prospettico calcolato è un cambio di postura. Non stai chiedendo fiducia, la stai dimostrando. Sui tassi e sulle condizioni, si vede.

Da dove cominciare

Il DSCR prospettico richiede una cosa che molte PMI non hanno: un budget di tesoreria attendibile, cioè la mappa di incassi e pagamenti attesi nei prossimi mesi. Costruirlo la prima volta è il vero lavoro — ed è esattamente il tipo di lavoro per cui il commercialista serve a qualcosa di più che a fare le dichiarazioni.

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